C’era anche un filo di storia, non soltanto una partita, nella serata dell’Arechi. Andrea Mandorlini è tornato davanti alla Salernitana portandosi dietro un passato mai del tutto dimenticato dalla piazza granata: la finale playoff del 2011 alla guida del Verona, le tensioni successive e quel coro diventato caso nazionale, poi derubricato dallo stesso tecnico a episodio di “goliardia”. Un precedente che a Salerno ha lasciato tracce profonde e che ha inevitabilmente accompagnato il suo ritorno in uno stadio caldo, pieno, partecipe, ancora capace di incidere sul clima della gara.
Questa volta, però, Mandorlini ha scelto soprattutto la strada dell’onestà tecnica. Dopo il 2-0 incassato dal suo Ravenna nell’andata dei quarti playoff, l’allenatore giallorosso non ha cercato alibi e ha riconosciuto la superiorità della Salernitana, almeno per larghi tratti della partita.
«Complimenti alla Salernitana, ha fatto un primo tempo buonissimo. Noi lo abbiamo sofferto tutto. Loro hanno avuto tante occasioni, poi nella ripresa siamo venuti fuori meglio. Abbiamo preso due gol su palla inattiva, situazioni nelle quali hanno giocatori bravi e palloni sempre pericolosi. Il risultato ci può stare, perché nel primo tempo loro avevano creato molto. Nel secondo tempo, però, abbiamo avuto anche noi due o tre situazioni importanti».
Il tecnico del Ravenna ha insistito proprio sulla diversa lettura delle due frazioni: una prima parte nettamente granata, una ripresa più equilibrata, nella quale gli ospiti hanno provato a rientrare in partita prima di essere colpiti ancora da fermo. Nel mezzo, la grande serata dei portieri.
Mandorlini ha speso parole importanti per Donnarumma, decisivo quando il Ravenna ha provato ad alzare il baricentro: «Ha fatto quello che deve fare un portiere. Ha compiuto grandi parate e ha tenuto la Salernitana in piedi nel momento in cui noi stavamo creando. Potevamo arrivare al pareggio, ma il calcio è tremendo. Poi è arrivato il secondo gol, ancora su palla ferma, ed è diventato un passivo un po’ pesante per quello che avevamo fatto nel secondo tempo».
Ancora più netto il giudizio su Poluzzi, l’uomo che ha evitato al Ravenna un passivo già pesante nei primi quarantacinque minuti: «Per quello che si era visto nel primo tempo, lo 0-0 era quasi bugiardo. La Salernitana avrebbe meritato di essere avanti in maniera ampia. Poluzzi è stato bravo, come Donnarumma dall’altra parte: ha fatto parate eccezionali e ci ha tenuti in piedi. Restare sullo 0-0, a un certo punto, sembrava quasi un miracolo».
La Salernitana, insomma, ha costruito la vittoria sulla pressione iniziale, sulla qualità dei calci piazzati e sulla capacità di colpire proprio quando il Ravenna sembrava aver trovato maggiore equilibrio. Una vittoria pesante, ma non ancora definitiva. Mandorlini lo sa e prova a tenere aperta la porta della speranza in vista del ritorno.
«Mi auguro che mercoledì sia un’altra partita. Il tempo è poco per noi e per loro, vedremo. Recupereremo anche giocatori che erano squalificati e ce la giocheremo in casa nostra».
In chiusura, l’allenatore ha riconosciuto anche il peso dell’ambiente granata: «Il pubblico è molto vicino alla squadra, c’erano tante presenze. La Salernitana ha meritato questa vittoria, ma ora andiamo a giocare da noi».
Parole misurate, quasi obbligate dall’evidenza del campo. Mandorlini lascia l’Arechi con due gol sulle spalle, un portiere da ringraziare e una qualificazione da inseguire. La Salernitana, invece, si prende il primo round con autorità: non ha chiuso il discorso, ma lo ha indirizzato con la forza delle grandi notti playoff.
