foto Guglielmo Gambardella
Il remake di una nota campagna pubblicitaria di qualche anno fa, recitava, in dialetto: “basta poco, che ce vo“. Proprio così: con il Bari da rifondare ed avente la scure dell’esercizio provvisorio sulla testa; Il Catania, sulla carta formazione più forte che, tuttavia paga il passaggio da un gioco elementare di Toscano ad una mentalità iper offensiva da parte di Longo associata a qualche problema societario che, di fatto, tarpa le ali agli etnei, la domanda principale resta sempre la stessa: si poteva fare di più? Se davvero la squadra andava rivoluzionata, tale formazione non si sarebbe potuta allestire nei tempi giusti? Perché il ridimensionamento economico non è sempre coincidente con mancanza di risultati, ma l’assenza di ambizione e la mancanza di obiettivi futuri e risultati importanti porta al fallimento sportivo. Date le difficoltà a trovare un acquirente (alla stregua di Iervolino, da un punto di vista economico appare impossibile), ci si chiede perché non cominciare dalle cose basilari: ristrutturazione societaria con tagli alle spese futili in molti settori amministrativi in cui abbondano i doppioni ed inserimento di figure che abbiano una storia calcistica, che sappiano mediare tra campo e scrivania. Bastava davvero poco per primeggiare, provare a vincere senza spendere fior di quattrini. Bastava allora e basta ancora oggi, una linearità aziendale e un obiettivo da conseguire derogando dal vivere alla giornata. Basta poco, davvero, così come è bastata la vicinanza del patron via call o, ieri sera, allo stadio (in presenza), per smuovere le coscienze. Ed allora, caro Iervolino, per tuo stesso interesse, al fine di rendere più appetibile la Salernitana, in un campionato così mediocre e senza battistrada, a quando darà inizio alla “remuntada”?
