Tre rivoluzioni tecniche in appena due campagne di trasferimenti ed una, ormai in essere, con la silurazione (prossima) di Cosmi e l’ingaggio di un terzo allenatore dopo neanche un campionato e mezzo disputato: sono i numeri da guinnes dei primati del direttore Faggiano. Colui che da sempre predica razionalità e coniuga il verbo “costruzione “in realtà ha, in meno di due anni, portato confusione e distruzione in seno ad una proprietà di per se priva di programmazione. Dopo aver rifondato la squadra a Giugno scorso, rivoltata come un calzino a Gennaio (a tre punti dal Catania e Benevento), il “lungimirante” e “parsimonioso” (solo sulla carta) direttore sportivo granata ha continuato nella sua opera di abbattimento di quel poco di buono, faticosamente costruito, ponendo in essere una campagna acquisti-cessioni senza testa né coda (in tutti i sensi). Di fatti allorquando occorreva soltanto apporre dei piccoli correttivi alla rosa della passata stagione, affidandola ad un tecnico di altro spessore, Faggiano si è adeguato al pressapochismo societario, accontentandosi di cambiare tutto, di nuovo, per non cambiare nulla. È riuscito a ricostruire una squadra con i medesimi difetti di quella passata, allestendo nell’undici tipo una formazione di gran lunga più scarsa con elementi fuori condizione o per nulla adeguati alle idee del proprio tecnico. Scelte scellerate frutto di un mercato al risparmio che paradossalmente sono pesate sulle casse societarie abbassando la qualità tecnica. Faggiano è riuscito nella straordinaria impresa di fare peggio rispetto allo scorso anno pur avendo una base importante su cui partire, adeguandosi ai desiderata societari. Uno tsunami vero e proprio che, tuttavia, la società granata ha confermato e blindato con un contratto di durata biennale. Come sosteneva il Principe Antonio De Curtis: ho detto tutto
