foto Guglielmo Gambardella
Di Catapano Massimiliano
La Salernitana sa reagire, ma non ancora governare le partite. Il 2-2 contro la Scafatese consegna a Serse Cosmi un’indicazione precisa: il problema non è soltanto il sistema di gioco, quanto la capacità di interpretarlo con continuità. La rimonta firmata da Tascone e D’Ursi, cancellata nel finale da Longo, ha evidenziato una squadra efficace quando riesce ad accorciare il campo e attaccare con più uomini, vulnerabile quando perde compattezza e lascia spazio all’iniziativa avversaria. Il 3-4-2-1 offre soluzioni interessanti, ma presenta meccanismi ancora da affinare. Contro il 4-3-3 della Scafatese, la prima difficoltà nasce nella zona centrale: Vitale e Tascone devono fronteggiare un centrocampo a tre, rendendo indispensabile il contributo di Djamanca e D’Ursi tra le linee. Senza un adeguato raccordo, la costruzione rischia di appiattirsi, favorendo il ricorso a palloni diretti verso Lescano e riducendo le possibilità di sviluppare combinazioni nello stretto. La chiave sta nell’occupazione degli spazi. I due trequartisti devono alternare movimenti incontro e attacchi alla profondità, mentre Llano e Villa sono chiamati ad assicurare ampiezza senza compromettere l’equilibrio delle coperture. La salita degli esterni richiede una precisa distribuzione delle responsabilità tra braccetti e centrocampisti: avanzare con cinque uomini può garantire maggiore presenza offensiva, ma soltanto una corretta disposizione preventiva consente di difendersi efficacemente dopo la perdita del pallone. Il vantaggio di Proia, arrivato sul traversone di Novella, ha messo in evidenza la delicatezza delle marcature in area. In situazioni simili, il controllo dell’uomo deve accompagnare quello della palla, evitando che un inserimento alle spalle della linea difensiva diventi decisivo. Altrettanto importante è la gestione della riaggressione: il primo pressing deve trovare sostegno nell’accorciamento del blocco, altrimenti la squadra rischia di concedere campo alle ripartenze. La ripresa ha mostrato l’altra faccia dei granata. Il pareggio di Tascone, propiziato dal colpo di tacco di Lescano, ha premiato l’inserimento del centrocampista in area. Il successivo sorpasso di D’Ursi, servito proprio da Tascone, ha invece esaltato la verticalità e la rapidità della rifinitura. Due reti differenti, accomunate da un principio essenziale: attaccare gli spazi con i tempi giusti, coinvolgendo più interpreti nella finalizzazione. Il limite emerge nella gestione del vantaggio. Prima del pareggio di Longo, la Scafatese aveva già costruito situazioni pericolose, segnale di una partita che i granata non erano riusciti a mettere definitivamente sotto controllo. Il gol sugli sviluppi di un calcio d’angolo, convalidato dopo la revisione al Football Video Support, ha completato un quadro nel quale la tenuta difensiva resta un elemento da consolidare. Cosmi dovrà lavorare soprattutto sulle connessioni tra i reparti. Il 3-4-2-1 può diventare un 3-2-5 in possesso e un 5-4-1 nella fase difensiva, ma il passaggio da una struttura all’altra richiede letture condivise, distanze corrette e tempi di pressione coordinati. La Salernitana non ha bisogno soltanto di produrre più gioco: deve imparare a controllarlo. Perché una squadra competitiva non si riconosce esclusivamente dalla capacità di ribaltare il risultato, ma soprattutto dalla maturità con cui impedisce agli avversari di rimetterlo in discussione. È questa la frontiera tattica sulla quale Cosmi è chiamato a costruire la svolta.
