foto Guglielmo Gambardella
Due gestioni, numeri impietosi
La storia presenta il conto alla Salernitana. Quindici punti dopo dodici giornate, appena tre vittorie, sei pareggi e tre sconfitte: la squadra del patron Danilo Iervolino e del presidente Maurizio Milan registra il peggior avvio della propria storia nella Lega Pro moderna. Per trovare un bilancio ancora più deludente bisogna tornare alla vecchia Serie C1 del 2005-2006, quando la formazione presieduta da Antonio Lombardi aveva raccolto soltanto 13 punti. Due gestioni societarie differenti, accomunate dai risultati più negativi nel confronto delle prime dodici giornate degli ultimi ventuno anni.
Il pareggio interno contro il Savoia, raggiunto nel recupero grazie al rigore trasformato da Lescano, ha confermato le difficoltà della Bersagliera. Nemmeno il debutto in panchina di Vito Di Bari, subentrato a Serse Cosmi, ha prodotto la svolta attesa. La media di 1,25 punti a partita fotografa una crisi che coinvolge inevitabilmente anche la programmazione societaria.
IL CONFRONTO STORICO
I numeri restituiscono un quadro inequivocabile. Nella vecchia Serie C1, la Salernitana di Lombardi aveva conquistato 13 punti nel 2005-2006, 17 nel 2006-2007 e 26 nel 2007-2008. Con la successiva denominazione di Lega Pro, nel 2010-2011 il bottino fu di 21 punti, già decurtati di due lunghezze per una penalizzazione federale.
Durante la gestione Lotito-Mezzaroma arrivarono invece 22 punti nel 2012-2013, in Seconda Divisione, 16 nel 2013-2014, con una partita disputata in meno, e 25 nel 2014-2015. Ancora più significativo il confronto con la passata stagione, quando la Salernitana di Iervolino guidava la classifica con 26 punti. Oggi ne conta undici in meno.
LOMBARDI, TRA PROMOZIONE E FALLIMENTO
Il paragone assume contorni ancora più provocatori ripensando proprio ad Antonio Lombardi. Nel 2005 guidò la cordata di imprenditori che, attraverso il Lodo Petrucci, diede vita alla nuova Salernitana Calcio 1919. Non era dunque solo al vertice societario: inizialmente fu affiancato da altri imprenditori, tra cui Domenico Iennaco, mentre nel 2007 entrò nella compagine Vittorio Murolo, imprenditore di Cassino. Con Angelo Mariano Fabiani alla direzione sportiva, la società costruì una squadra capace di conquistare la promozione in Serie B.
Era il 27 aprile 2008 quando la Salernitana di Fabio Brini superò il Pescara per 2-0 davanti a un Arechi gremito. Le reti di Marco Piccioni e Arturo Di Napoli, quest’ultima su calcio di rigore nel recupero, sancirono matematicamente il ritorno tra i cadetti, regalando alla tifoseria una delle giornate più emozionanti di quel periodo.
Quella parabola societaria si concluse amaramente con il fallimento del 2011. Sul piano giudiziario, nel marzo 2025 Lombardi è stato assolto dalle principali accuse penali, mentre per altre contestazioni è intervenuta la prescrizione.
Rimane tuttavia una differenza sostanziale. Lombardi, pur tra errori gestionali e difficoltà economiche, riuscì insieme ai propri soci a riportare la Salernitana in Serie B. Iervolino, alla guida di una proprietà con possibilità finanziarie differenti, dopo aver ereditato una società in Serie A e attraversato due retrocessioni, si ritrova invece a fare i conti con il peggior avvio della moderna terza serie.
Due epoche, due presidenti di riferimento e una stessa piazza tradita dalle aspettative. Lombardi conserva il primato negativo della vecchia Serie C1, Iervolino quello della Lega Pro moderna. Con una differenza che alimenta inevitabilmente il dibattito: il primo, almeno, riuscì a trasformare una stagione in una festa promozione. Il secondo deve ancora dimostrare di saper ricondurre la Bersagliera verso quella categoria dalla quale è precipitata.
Perché nel calcio le disponibilità economiche contano, ma non garantiscono i risultati. E dopo dodici giornate, a Salerno, sono proprio i numeri a mettere sotto accusa il presente.
