Salerno, si sa, è diventata la patria delle giustificazioni del torto. Da tre anni a questa parte si è soliti salire sulla navicella spaziale per esaltare Iervolino per poi scomparire al primo risultato negativo senza un minimo di coerenza e memoria storica. All’Arechi arriva il Bari, squadra vittima della norma sulla multiproprietà (a Salerno ben conosciuta), che per il limite competizionale si è ritrovata in Lega Pro come un elefante tra i vasi di cristallo. Ebbene, il d.g. Pierpaolo Marino pur dovendo rifondare una squadra tra nuovi innesti e conferme di calciatori provenienti dalla scorsa, nefasta, stagione è riuscito ad allestire una compagine importante in cui spiccano giovani di qualita’ (Esposito su tutti) e giocatori (alcuni ex granata) di serie superiore quali Maggiore e Mantovani. Bari al netto delle difficoltà e di una piazza disamorata( anche ieri il San Nicola risultava essere un deserto) ha dall’origine le stimmate di una squadra in grado di lottare da subito per la vittoria del campionato. Eppure bisognava rifondare, costruire, cedere, amalgamare: solo a Salerno, dunque, fare calcio è diventata un’eccezione che conferma la regola della volontà programmatica e identità, capacità calcistica in tutti i settori di un club, in grado, al di là degli episodi ed alterne fortune, di fare sempre la differenza.
